Un centinaio di dipendenti di Enel in questi mesi, affiancati dai volontari del Touring Club Italiano, hanno curato l'accoglienza di cittadini e turisti in 19 luoghi di interesse culturale di 12 diverse città di tutta Italia. Ecco che cosa hanno scoperto e com'è andata a Torino.
Un luogo che racconta il tempo
(Testo di Marco Cavalli)
Ci sono luoghi che non si limitano a mostrarsi, ma si fanno sentire. L’Accademia di Agricoltura di Torino è uno di questi.
Entrarci è stato come varcare una soglia, dove si percepisce un tempo diverso. Non è solo un palazzo storico: è un luogo che conserva memoria, idee, storie. Le stanze, i soffitti affrescati e i dettagli curati raccontano un passato ancora vivo, capace di parlare anche a chi lo visita per la prima volta.

Fondata nel 1785 con l’obiettivo di migliorare l’agricoltura e diffondere conoscenza, l’Accademia porta con sé uno spirito che si percepisce ancora oggi: quello della curiosità, dello studio, della voglia di capire il rapporto tra uomo e territorio.
Durante la nostra giornata abbiamo vissuto questo luogo non solo da visitatori. Accogliere le persone, essere accolti dal Presidente, scambiare qualche parola con chi entrava incuriosito: tutto questo ha dato un senso diverso all’esperienza. Non si trattava solo di spiegare, ma di condividere.

A rendere la giornata ancora più particolare è stata anche la visita ufficiale dei Carabinieri. Li abbiamo visti entrare con interesse, osservare gli spazi, lasciarsi guidare. È stato bello percepire l’attenzione e l’apprezzamento: una conferma di quanto questo luogo sappia coinvolgere chiunque.

Tra le cose che restano impresse ci sono i dettagli: le collezioni, gli oggetti, la sensazione di trovarsi in uno spazio che ha attraversato secoli senza perdere la propria identità. Ma soprattutto resta la percezione di un luogo vissuto, non solo conservato.

Aperti per Voi, per me, significa questo: restituire valore ai luoghi attraverso le persone. E in quella giornata lo abbiamo sentito davvero, nei visitatori e nei piccoli momenti condivisi.

Uscendo, la sensazione è stata quella di aver scoperto qualcosa in più: un angolo poco conosciuto della città di Torino, capace di raccontare molto.
L’Accademia non è solo un posto da visitare. È un luogo da ascoltare e da cui lasciarsi sorprendere.

Una scoperta inattesa nel cuore di Torino
(Testo di Roberta Fogliati, Paolo Magnoli, Gianluca Molino, Luisa Moratti)
Le giornate di Volontariato di Enel con il Touring Club sono eventi spesso inaspettati, ed è proprio per questo che l’incontro con la Chiesa dello Spirito Santo è stato così potente. A 450 anni dalla fondazione dell’Arciconfraternita dello Spirito Santo, ci siamo ritrovati davanti alla sua sede storica quasi per caso, nel pieno centro di Torino, dietro la chiesa del Corpus Domini ed a pochi passi dalla Porta Palatina. La chiesa dello Spirito Santo è in una posizione quasi defilata, che non si impone, e probabilmente le rare aperture contribuiscono alla sua invisibilità.

La giornata come volontari Touring Club ti fa entrare in contatto con la storia della chiesa, che si intreccia con la storia della città di Torino fino dalla sua fondazione in epoca romana. Una storia che non si conosce se non in modo superficiale. Varcata la soglia, il rumore della città resta fuori, come se qualcuno avesse abbassato il volume del mondo.

Camminando lungo la navata, le storie che abbiamo ascoltato sembravano riaffiorare da un velo di polvere che in qualche modo le ha preservate. Si parla di una congregazione che dalla sua fondazione accoglieva sia donne che uomini senza distinzione, cosa non scontata ai giorni nostri, di rapporti di vicinanza e contrasti con la chiesa del Corpus Domini. E poi, quasi sottovoce, il racconto di un antico tempio romano dedicato a Diana, che si dice si trovi sotto la chiesa, ancora in attesa di essere completamente svelato. Un mistero che sembra uscire da un libro di Dan Brown.

Sotto l’altare maggiore riposano le spoglie di San Vittorio martire, e alle sue spalle, nell’abside, un antico coro ligneo del Cinquecento, proveniente dalla precedente chiesa dell’Ordine. Accanto, un organo a mantice ottocentesco, silenzioso ma ancora pronto a respirare e a riempire lo spazio di musica. Musica che riempie la chiesa per i concerti che vengono organizzati, purtroppo poche volte l’anno.

Ma la chiesa è ancora piena di cose che possono stupire il visitatore più attento, come la croce intarsiata di Pietro Piffetti, realizzata per celebrare la nomina della moglie dell’artigiano a Priora della Confraternita, la Cappella dell’Addolorata, con il gruppo scultoreo ligneo di Stefano Clemente, da poco restaurato, la sacrestia quasi nascosta, con il pavimento in legno inchiodato che scricchiola ad ogni passo, e custodisce oggetti sacri: paramenti, reliquie, dipinti e antichi strumenti musicali.

Quelle poche ore dedicate al volontariato, hanno lasciato più del tempo trascorso, oltre ad avere scoperto un luogo della città che non conoscevamo, vedere i visitatori, italiani e stranieri entusiasti della visita è una sensazione bella, che ci ha fatto stare bene. Oltrepassata la porta di uscita della chiesa, quasi fosse uno Stargate del tempo, Torino era di nuovo lì, con il suo traffico e la quotidianità che per qualche era stata sostituita da un tempo vissuto secoli prima.

Una giornata speciale ai Giardini Reali di Torino
(Testo di Doriana Di Lieto, Cristina Iannarelli, Andrea Lo Valvo, Agnese Lisa Tubito)
Partecipare a una giornata di volontariato con il Touring Club Italiano ai Giardini Reali di Torino è stata, per tutti e quattro noi, un’esperienza intensa e sorprendente. Pur arrivando con storie diverse, alcuni di noi avevano già visitato in passato i Giardini, altri li scoprivano per la prima volta, ci siamo ritrovati accomunati dalla stessa sensazione: quella di trovarci in un luogo speciale, capace di trasmettere bellezza, storia e un senso profondo di armonia.

Fin dai primi momenti, ciò che colpisce è la cura con cui questo spazio è stato restituito ai cittadini. La nuova zona ristrutturata dei giardini di ponente è davvero molto bella: elegante, ordinata, ma allo stesso tempo viva ed è dove si trova la fontana dei Tritoni e della Nereide. È evidente il grande lavoro svolto per valorizzare il patrimonio storico senza snaturarlo, rendendolo accessibile e accogliente. Ed è proprio questo uno degli aspetti che più ci ha emozionati: il fatto che un’area di così grande valore storico e artistico sia aperta gratuitamente al pubblico, disponibile a tutti, senza barriere. È come avere un grande giardino “fuori casa”, nel cuore della città, ma immerso in secoli di storia.

Durante la giornata abbiamo osservato con attenzione chi frequenta i Giardini Reali, ed è stato bellissimo rendersi conto di quanto questo luogo sia davvero vissuto. Ci sono scolaresche che passeggiano tra i viali trasformando il giardino in un’aula all’aperto; persone che si siedono su una panchina a leggere un libro, approfittando della tranquillità; lavoratori che, nella pausa pranzo, scelgono di consumare il pasto circondati dal verde invece che dal cemento. E poi turisti, tanti, che si fermano, guardano, fotografano, e persone che semplicemente trascorrono qui il loro tempo libero, immergendosi nella storia e nell’arte.

Dai Giardini Reali lo sguardo può spaziare verso alcune delle più importanti attrazioni di Torino: la cupola del Guarini, il Palazzo Reale, la Mole Antonelliana. È un punto privilegiato da cui osservare la città e comprenderne la stratificazione storica, un luogo dove il passato dialoga continuamente con il presente.
Un altro aspetto che ci ha colpiti è la grande attenzione all’equilibrio con l’ambiente naturale. Nella zona del boschetto, a esempio, vivono degli scoiattoli, segno di un ecosistema ancora vivo e rispettato. Tutto sembra pensato per integrarsi armoniosamente con la natura, senza forzature. Tra i dettagli più affascinanti abbiamo notato anche il faggio pendulo, utilizzato in passato dai nobili per prendere ristoro nei mesi più caldi: un elemento che racconta, con semplicità, le abitudini di un’altra epoca.

Passeggiando nel Giardino Ducale, poi, è impossibile non lasciarsi avvolgere dal profumo delle rose di Damasco, bellissime e intense, capaci di rendere l’esperienza ancora più sensoriale. Sono piccoli particolari come questi che rendono la visita unica e memorabile.

Questa giornata di volontariato ci ha lasciato molto più di quanto ci aspettassimo: la consapevolezza dell’importanza di prendersi cura dei luoghi comuni, di valorizzarli e di condividerli. I Giardini Reali non sono solo un sito storico, ma uno spazio di incontro, di pausa, di scoperta. Un luogo che invita a rallentare, a osservare, a sentirsi parte di una storia più grande.
Invitiamo chiunque non li abbia ancora visitati, o anche chi pensa di conoscerli già, a tornare ai Giardini Reali di Torino, a percorrerli con calma e a lasciarsi sorprendere. Perché sono un patrimonio di tutti, e come tutti i luoghi davvero speciali, sanno regalare qualcosa di diverso a ogni visita.
Un pomeriggio ai Giardini Reali
In un soleggiato pomeriggio primaverile abbiamo avuto l’opportunità di affiancare i volontari Touring nella loro quotidiana attività di presidio e valorizzazione di uno dei siti culturali inseriti nel progetto Aperti per Voi: i Giardini Reali di Torino.
Dopo una breve presentazione del progetto e una descrizione delle principali attrattive dei Giardini Reali abbiamo iniziato la nostra attività di supporto al luogo e di racconto del valore dell’iniziativa Aperti per Voi.
La città era letteralmente invasa da scolaresche in gita e da turisti provenienti da ogni dove e molti hanno trovato nei Giardini Reali un’oasi di pace per rilassarsi dopo le ore trascorse a visitare il centro cittadino e le principali attrattive quali musei, palazzi e locali storici, prima di proseguire verso una nuova tappa del loro percorso di visita alla città.
Superata la corte di Palazzo Reale il primo spazio che accoglie il visitatore è il Giardino Ducale, nucleo storico dei Giardini: uno spazio con prati e vialetti e con al centro una fontana realizzata con pietre proveniente dalle stesse cave che erano servite per realizzare la cupola della Cappella della Sindone: un capolavoro dell’architetto Guarino Guarini.

Alla sinistra di chi entra nei Giardini si trova l’ingresso della Galleria Sabauda che da alcuni anni in questa nuova sede espone la raccolta di quadri e altre opere che nel corso dei secoli sono state acquisite dai sovrani di Casa Savoia.
Alla destra del Giardino Ducale vi è poi lo spazio denominato Il Boschetto che dopo una attività di recupero delle originarie piantumazioni e nuovi innesti curati dall’architetto paesaggista piemontese Paolo Pejrone regala ai visitatori un poco di frescura nelle giornate più calde e afose.

Al centro del Boschetto è stata collocata nel 2017 l’installazione “Pietre Preziose” di Giulio Paolini, a venti anni dal drammatico incendio che nel 1997 partito da un’ala del Palazzo Reale si propagò fino alla Cappella dove era conservata la Sacra Sindone (scampata per la seconda volta alla distruzione - grazie al pronto intervento dei Vigili del Fuoco - dopo il precedente incendio di cui il sacro lino porta ancora i segni avvenuto nel 1532 a Chambery) compromettendo la stessa stabilità della Cupola del Guarini. Dopo una lunga e complessa attività di restauro ora la Cupola è stata recuperata e riaperta alla visita e l’installazione di Paolini ricorda questo tragico evento attraverso un muto dialogo tra un personaggio (forse l’artista, forse lo stesso Guarini) circondato dalle pietre deformate dalla furia delle fiamme e la Cupola restituita all’originario splendore.
Proseguendo la visita si giunge allo spazio denominato Giardino di Levante realizzato alla fine del Seicento dall’architetto paesaggista francese André Le Notre che aveva curato la realizzazione dei giardini di Versailles. Al centro dello spazio costituito da viali alberati e siepi con graticci è collocata una grande vasca con al centro la fontana dei Tritoni (figli del Re dei mari Poseidone) e della Nereide (ninfa marina) in pietra chiara, opera del 1757 di Simone Martinez (nipote di Filippo Juvarra architetto di Corte cui si devono pregevoli opere barocche quali la Basilica di Superga, la facciata di Palazzo Madama, la Palazzina di Caccia di Stupinigi).

Nei pressi della fontana tra le altre piante ad alto fusto il visitatore può anche ammirare un raro esemplare di faggio pendulo che è considerato uno degli alberi più vecchi e maestosi presenti in Piemonte.
Nel complesso è stata una esperienza emozionante che ci ha permesso di scoprire angoli e dettagli dei Giardini Reali che neppure noi torinesi conoscevamo e di provare l’orgoglio di essere in prima persona promotori di questa bellezza verso i numerosi turisti che visitano la nostra città.
Il Touring per le aziende
Da diversi anni, Touring Club Italiano mette a disposizione delle aziende la propria esperienza per concretizzare partnership efficaci che abbiano impatti positivi sui territori e le comunità, anche grazie a iniziative di volontariato d'impresa e team building.
Negli anni passati i dipendenti di diverse aziende – affiancati dai volontari del Touring Club Italiano – hanno aderito a differenti iniziative organizzate dal Touring.
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